



Monti non ha detto una fregnaccia. Certo se vi fermate al titolo cambia tutto “lavoro fisso brutto”, certo che così è una merdata degna di un subumano, ma a me pare che il discorso fosse un pelo più ampio.
Prendete me, ad esempio, anche a me il posto fisso sta stretto ma devo rimanerci attaccato perché chi cazzo me le offre le stesse garanzie magari per uno stipendio pure più alto? Monti dice più garanzie a chi non ce l’ha e un po’ più di rock’n’roll a chi muore di pizzichi ballando il liscio. Vi sembra male? A me non sembra male. Anzi, mi piacerebbe la possibilità di cambiare attività senza il rischio attuale di perdere letteralmente tutto.
Che poi, scusatemi tanto, ma quando parliamo dei paesi degli altri, quelli magari nordici, dove farà freddo e si mangerà merda fritta, ma dove “il lavoro lo trovi”, “se perdi il lavoro ne trovi subito un altro”, “puoi metterti in gioco come e quando vuoi”, “se sei fico ti fanno un sacco di offerte fiche” e queste frase le pronunciamo o le ascoltiamo sospiriamo. E poi quando uno ci dice che, forse, pure in Italia ci vorrebbe, gli diamo del cialtrone? Che parla bene lui, che se sta male chi c’ha il lavoro pensa tu chi non ce l’ha neanche...
Semmai (semmai!) si potrebbe obbiettare, al dottor (prof. ing. gran. ladr. figl. di putt. lup. man.) Monti che fa un discorso puramente teorico. Cioè, puoi rendere meno in salita la strada a chi sale, meno in discesa a chi scende quanto vuoi, ma se a mancare è la strada che si fa?
E non ditemi che di lavoro, in realtà, ce ne sarebbe tanto eh! A pagarti un euro al giorno, in nero, per 15 ore di lavoro sono buoni tutti e, virtualmente, c’è un’offerta infinita di lavoro in tal senso. Anzi, a casa Rumenta serve uno che lava, pulisce e stira, in cambio gli offro una pizza a settimana, con tutti i disoccupati che ci sono, com’è che nessuno accetta? Stronzi sfaticati lavativi bamboccioni maledetti che non siete altro!
Non è che la presenza di lavoro, da sola, basti, il lavoro va anche pagato il giusto. Né più, né meno. E forse sarebbe il caso di intervenire qui, far passare il messaggio che non è proprio corretto che un capo guadagni 40 volte lo stipendio del suo sottoposto, ad esempio. Far capire anche che il valore di un’attività si deve misura dal benessere sociale (e non più privato) che produce.




Renko alle prese col fantasma della guerra in Cecenia, con brogli elettorali, scacchi, la consueta storia di corna e rigurgiti di comunismo in una Russia ormai preda ad oligarchi senza scrupoli. Finale sospeso, romanzo che si assesta sulla media dei precedenti. Ovviamente chi ha letto già tutti gli altri non aspetta una recensione per leggere anche questo, quindi dateci dentro.








Per me, fino a questo momento, è questo il capitolo migliore dell’epopea di Renko. Si recuperano tutte le cose belle dei precedenti romanzi. Lupo Mangia Cane è ambientato a Cernobyl, ovviamente a disastro più che avvenuto. L’ambientazione è strana, claustrofobica e disorientante, l’investigazione con un ritmo inedito, anzi, non avanza per l’esattezza e il contorno fa tutto il resto. Bello. Davvero bello.






One Man
Tu sei lì, sereno, fai il tuo lavoro, poi, ti capita il momento del coglione, capita a tutti, no? Però a te va un po’ peggio, alla fine te la cavi pure ma solo dopo aver:
1. affondato una nave il cui valore assicurativo è di 500.000.000 di dollari;
2. disperso 20 persone;
3. ammazzato 12 persone;
4. rovinato la vacanza a 3.200 individui;
5. procurato al tuo capo 3.200 cause fra danni a cose e persone;
6. fatto spendere al tuo capo qualche milione di euro per recuperare 2000 tonnellate di carburante (invito tutti a riflettere sulla cifra);
7. fatto spendere al tuo capo qualche altro milione di euro per rimuovere il relitto;
8. danneggiato l’immagine del tuo datore di lavoro con conseguente calo di clienti;
9. rischiato un incalcolabile danno ecologico (non si sa ancora se la benza si potrà recuperare);
10. distrutto l’economia dell’Argentario, anzi, cancellando l’Argentario da ogni rotta turistica.
Non male. Forse ci sono gli estremi per un licenziamento.
Ma in tutto questo, la capitaneria di porto, dov’era? E’ noto che le navi da crociera abbiano il vezzo di passare vicino alle cose per offrire un “effetto presepe” ai passeggeri e un effetto “ciao ciao figata la nave gigante” per i terrestri. Si, che è un po’ come i bambini che salutano gli aerei. Che poi, se vogliamo, tutta questa cosa sarebbe come se un aereo atterrasse in piena Autosole per farti vedere da vicino Orvieto. Ad occhio mi pare pericoloso, ecco.
Costa Crociere ha detto che è colpa del guidatore. Ma loro un richiamo a tutti gli altri che fanno porcate lo hanno mai fatto? E la capitaneria di porto, così, per sapere, una multina l’ha mai fatta? No, così, tanto per...
Il mio amico XR nota drammatici parallelismi fra questa storia e i Simpson. Immagina Homer addormentato mentre una scimmia impazzita cazzeggia coi comandi mentre tutti applaudono e ridono. Poi ci sarebbero la negazione del problema, la fuga e altri dettagli riderecci.
E intanto venendo al lavoro ho superato una 500 della Costa Crociere, buttata a un lato della strada con una gomma a terra.




Renko viene mandato a Cuba quando l’unione sovietica ha ceduto al capitalismo. Anche in questo caso l’affresco storico è molto interessante e il libro riuscito pur senza particolari guizzi se non l’emergere del fatto che Renko ha sicuramente più culo che anima. E, si, c’è anche un altro aspetto da considerare Renko non invecchia, o almeno il lettore non percepisce cambiamenti dovuti all’età, quando dal primo capitolo di anni ne dovrebbero essere passati parecchi. Pazienza, il lbro funziona anche se il canovaccio ormai è ben noto ed è un pelo sotto i precedenti capitoli.