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Una macchina è in grado di lavorare come cinquanta uomini comuni, ma nessuna macchina può svolgere il lavoro di un uomo straordinario.
Elbert Hubbard

Today, music! #111

Il Maniscalco Maldestro - Ogni Cosa Al Suo Posto

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18/05/2012


Il Gioiellino (Andrea Molaioli)

2011

La storia della Parmalat, crack compreso. Sorprese? Non proprio. Ben fatto? Si. Ben recitato? Si. Sono contento di averlo visto? Si. Lo rivedrei? No.

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15/05/2012


Ciclorumentismi #3

Bike 2 Work

Ancora vivo. E già. Non è facile disfarsi di Rumenta. Ineffetti l’entropia gioca tutta a mio esclusivo vantaggio. La Rumenta vi sommergerà. Inesorabile. E questo nonostante:

1. anziani al volante
2. macchine in doppia fila
3. sudamericani che traslocano a piedi
4. tassinari in retromarcia contromano come se non ci fosse un domani
5. bambini sui pattini
6. anziani a piedi

Ovviamente la combo mortale sono gli anziani al volante in doppiafila contromano che aiutano dei bambini sudamericani sui pattini a traslocare.

E poi c’è il settimo ostacolo:

il cambio.

Già, perché il cambio è rotto. 3 marce. Non ne funge una. Che è quella di mezzo, ovvero quella di cui abuserei al ritorno che è in salita ma non tanto salita salita da andare in prima è più in salita e basta che andrei di seconda. Ma non ho la seconda. E non vi racconto niente perché è sicuramente argomento per una nuova puntata di “tecnologia canaglia” (attendere prego).

Veniamo però al punto importante, perché c’è qualcosa di quasi nuovo di cui parlare: oggi s’è partecipato al Bike 2 Work Day (e se non sapete cosa sia vuole dire che non avete il post di ieri e quindi non vi voglio bene). E non ditemi che potevo avvertirvi prima di questa “bella iniziativa sportiva”, perché prima non sapevo quasi che mi sarebbe venuta la scimmia, che mi sarei preso una bici e che avrei partecipato io stesso medesimo a siffatto evento.

Orbene, per l’occasione ho invaso un forum, ho preso appunti e alla fine ho avuto il mio primo cilcoappuntamente al buio. Con un uomo. In bici. E l’uomo aveva degli adesivini di Ikea sul casco. E insomma partiamo fiero e spedito (lui) e passo incerto (io) convinti di incrociare autentiche orge di ciclisti, ammucchiate da competizione sulle due ruote. E invece nessuno. Con l’esclusione di un nutrita banda di una decina di velocipedi in cui ci siamo imbattuti ai Parioli.

Di conseguenza non saprei dire se l’iniziativa sia riuscita o non lo sia. Di sicuro c’è chi è andato al lavoro in bici e forse un esempio tutti i giorni vale più di mille iniziative.

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10/05/2012


Bike To Work Day 2012

Domani c’è il Bike To Work Day, ovvero il giorno dove un sacco di loschi figuri si impegneranno ad andare al lavoro in bici e a fare promozione in tal senso.

Oggi ho sfidato il traffico e il genio architettonico della capitale e sono andato in ufficio. È andata gran bene. Mi sono divertito, ho visto panorami della capitale inconsueti e mi sono sentito bene. Ecco, si, questa è la parte più bella. Sentirsi bene. E rendersi finalmente e al di là di ogni dubbio che SI PUO’ FARE.

Arrivato in ufficio mi sono lavato l’ascella e mi sono cambiato. Lusso.

Quindi, se avete curiosità e/o ve la volete rischiare qui trovate tutte le informazioni sull’iniziativa.

A presto per altri dettagli.

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09/05/2012


Ciclorumentismi #2

Looisona

Ritirata la bici. Tutto bellissimo. A parte la sensazione di inabilità. 20 anni, più o meno, senza mettere le chiappe su un sellino un po’ si sentono. Una volta imparato a pedalare senza rotelle non te lo scordi. Sarà che è forse l’evento più violento e traumatico della vita di ogni maschio. Ricordo in proposito il babbo che mi lanciava per il corridoio di casa. Avevo una saltafossi gialla ereditata da una sorta di cugino collaterale di grado incalcolabile. E il pavimento in marmo. Marmo bianco. Molto elegante. Duro. Ma duro duro duro. E se non finivo sul pavimento mi spalmavo prima su una parete, su un termosifone o sulla robustissima porta d’ingresso. Il corridoio era largo, a prendere bene le distanze potevo pure fare inversione senza togliere i piedi dai padali. Ma io non ci sapevo andare.

E insomma, chi se lo scorda più? Quello che viene meno è l’attenzione al mondo esterno. Ti senti inadatto e pure un po’ ridicolo, lì, abbarbicato su quel trabiccolo mentre vedi sfrecciare automobili mortifere tutto intorno a te.

Allora sono tornato a casa col treno. Mi hanno pure controllato il biglietto. A me e a Looisa. Looisa o Looisona è la bici, non pensate cose strane. E comunque, poi, furtivamente, approfittando della calma postprandiale del sabato, ho fatto il mio benedetto giro di prova.

La prima sensazione è di libertà. Vuoi andare in un posto? In poche pedalate arrivi dove non eri mai giunto prima. La curiosità e l’improvvisazione prendono il sopravvento. Mi sono ritrovato a sfrecciate come il falco della strada per strade mai percorse fermato solo da vicoli ciechi.

Il giorno dopo ho unito l’utile al dilettevole e sono andato al supermercato. Ganzo. Molto ganzo. Anche se il sensazione di precarietà ancora un po’ permane. Ed è stato anche il battesimo di Looisona con la pioggia.

Il prossimo step è abbandonare ogni indugio, lanciarsi a capofitto nel traffico e affrontare il viaggio per l’ufficio. Se non avrete più notizie di me sappiate che vi ho voluto bene. Forse.

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08/05/2012


World Invasion (Jonathan Liebesman)

2011

E io che speravo in un’ottusa mazzingata spara spara bumba bumba per passare una mattina di influenza. Invece no. Non è un film di sola ottusità militaresca americana, c’è dell’altro, oltre ai retorici soldati che devono ammazzare quanti più invasori dello spazio possibile ed è anche reso con una certa eleganza. Insomma, m’è garbato.

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08/05/2012


Ciclorumentismi

Prologo

Ed eccoci. Invece di fare progetti ambiziosi, cambi drastici di vita, città, lavoro, continente e pianeta, il Vostro prova ad elevarsi dalla sua misera quotidianità iniziando a cambiare il suo stile di vita.

Pensare a passi giganteschi e drastici fa bene. Puoi crogiolarti nella speranza che un giorno riuscirai a vivere meglio fornendoti contemporaneamente tutti gli alibi del mondo per giustificare la tua passività. In sintesi, difficilmente portano a qualcosa di concreto, mai se avete il carattere di Rumenta.

Quindi serve l’inversione di tendenza, si deve intervenire nel piccolo, nel quotidiano, levarsi i sassolini dalle scarpe e poi magari tanti sassolini faranno la frana.

Il primo sassolino è la schiavitù della macchina. Vuoi perché stare in quel barattolo in mezzo ad altri barattoli mi è sempre più odioso, vuoi che spostare quel barattolo costa sempre di più, vuoi che in fondo non ti piace impestare l’aria più del necessario e vuoi altre cosette. La soluzione è convertirsi alla bici.

Bene. Ma nella pratica? I dubbi son tanti. Si parte dalla paura di non arrivare vivi al tramonto, di non farcela più fisicamente perché il passato da sportivo è, appunto, passato. Passato che si appresta a diventare remoto. E poi le salite, eppoi la strada è lunga, eppoi magari dopo un mese di affanni abbandoni tutto, eppoi eppoi eppoi.

Ma poi l’amico furioso orobico mi inietta una bella dose d’invidia. Lui prende la bici e ci va a prendere il treno. E tutto pimpante. E anche il collega Marsigilese, più o meno nello stesso periodo, mi racconta della sua gioia ciclabile. E anche lui è tutto pimpante. Io invece mi sento un rudere abbandonato in un fosso. Con maniglie dell’amore che se non sto attento diventano un maniglione anti panico.

E allora faccio una mini ricerca, scopro che esistono le bici elettroassistite... cioè, lo sapevo già che esisteva, ma non sapevo fossero roba gagliarda e davvero funzionante. Scopro anche che, alla fine, il mio tragitto casa-lavoro-casa proibitivo coi mezzi pubblici diventa fattibilissimo in bici. Incredibile, e alla faccia del sindaco, per il 90% su pista ciclabile. Ecco quindi che paura, alibi e timori iniziano a cadere, la pulce nell’orecchio lavora e anche la scimmia sulla spalla urla per benino.

Infine il passo decisivo, si ordina la bici, si continua a studiare, si acquista un minimo di attrezzatura e si attende.

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07/05/2012


Io sì che ho visto un bel mondo!

Nutella

Negli Stati Uniti, la Ferrero dovrà pagare una multa. Dovrà pagarla per rimborsare le "vittime" della Nutella. Perché non è un alimento propriamente dietetico. Grazziarca' obbietterà qualcuno. Gli Usa sono un grande paese però. E cito dal Fatto Quotidinano:

"Tutto nasce dalla denuncia di inizio 2011 da parte di una consumatrice americana, Athena Hohenberg, madre di un bambino di quattro anni rimasta “choccata dal sapere che la nutella non fosse un cibo salutistico e nutriente, ma piuttosto la cosa più vicina a una barretta di cioccolato”, come ha scritto nel ricorso presentato in tribunale. Tutto il contrario dei messaggi pubblicitari veicolati in televisione, pieni di mamme rassicurate e rassicuranti nel preparare una colazione o una merenda “sane” a base di nutella."

In mondo sensato la signora Athena Hohenberg sarebbe stata interdetta. E molto a ragione. Quando sarò re del mondo, tutte le Athena Hohenberg del mondo saranno sparate su Marte. A coltivarlo. O concimarlo con la propria carcassa.

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29/04/2012


Nani della domenica

Oltre i 7 nani....


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22/04/2012


Today, music! #110

Skyclad - Words Upon The Street

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20/04/2012