blog RUMENTA
RUMENTA
IMMAGINI EXTRA ALTROVE FORUM INFORMAZIONI

Nessun aggiornamento
. . . . . . .

LIBRO IN LETTURA

Nicolai Lilin
Educazione Siberiana

ULTIMO FILM

Sönke Wortmann
La Papessa

ULTIMO DISCO

Spaghetti Go-Go!!!
Spaghetti Go-Go!!!
. . . . . . .

RUMENTA su LastFM
profilo su LastFM
. . . . . . .


contatti
. . . . . . .

on-line dal 4/10/2005
. . . . . . .


amministrazione
(area riservata)
. . . . . . .

Creative Commons License
Tutti i contenuti del sito sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons.
. . . . . . .

Chi ha la casa fatta di vetro non dovrebbe gettare pietre contro quella degli altri.
George Herbert
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


bavaglino

La stampa se la sono comprata tutta tranne quella contro che tanto i voti non glieli porta e non glieli toglie e la cui presenza serve per poter dire “cazzo vi lamentate? Siete pure liberi di sentirvi Santoro!”.

Hanno fatto pure la legge sul bavaglio che è stata una mossa spettacolare. Hanno detto “I giudici non intercettano e i giornalisti non possono scrivere”. I giornalisti si sono incazzati e pure giustamente. Non li fanno scrivere. Bavaglio, bavaglino, Maledetti! State a vedere che, grazie al compagno Fini, ora permetteranno ai giornalisti di scrivere. Peccato che le intercettazioni, su un piano pratico, non si potranno più fare. Sei libero di scrivere di una cosa che non avviene. E vedete se Fini non risulterà essere pure un paladino della libertà. Lui che è così allergico a ladri, mafiosi e puttane da essere in combutta con Berlusconi dal ’94. Lui che difenderà col suo corpo la sacralità dello stato. Lui, il fascista con la kippa in testa. Quello che Mussolini è una grande statista e il fascismo il male assoluto. Sempre lui, quello che alle poste aveva il record di raccomandazioni.

Anche perché, poi, quando l’informazione è in mano a gente come Minzolini una legge che vieti ai giornalisti di pubblicare le intercettazioni a quantomeno pleonastica. Però resta un pericolo, ovvero Internet. Su internet chiunque dice quello che vuole, chiunque legge quello che vuole, chiunque contesta quello che vuole, la legge dei grandi numeri fa il resto.

Internet questi giovanotti non l’hanno mai capita. È anche giusto così. Mio padre è coevo di Berlusconi. Io lo vedo, lo conosco. È uno che dopo aver fatto un foglio con excell (e dubito che il capellone di Arcore sia altrettanto capace) lo stampa e ricontrolla a mano i conti. È uno che dopo aver mandato un’e-mail la stampa per conservarla. L’altro giorno era sconvolto perché su google aveva trovato delle informazioni su un francobollo sconosciute persino al suo catalogo Bolaffi. “Che strumento incredibile!” ha commentato. La meraviglia del fanciullo.

I nostri governanti sono a malapena più giovani, pensate che il capo dell’opposizione, quello vero intendo, quello coi baffi, ha il vezzo di definirsi un uomo dell’800 totalmente estraneo alla tecnologia. L’opposizione, la sinistra, quelli che guardano il futuro.

Insomma, dicevo, questi di internet non hanno capito niente, l’hanno sempre presa sottogamba, al più l’avranno vista come una miniera di donne nude... ma forse nemmeno questo visto che Fede al suo capo passa pesanti book cartacei. Comunque... su internet si può far poca censura... intendo oltre impedire fisicamente l’accesso alla rete non costruendo adeguate infrastrutture (e guarda caso è proprio questo il governo delle tre i che ha tagliato tutti gli investimenti sulla banda larga)

Non voglio fare un’apologia della rete, non voglio fare la fine di Grillo che vede in internet la salvezza del mondo, però su internet il tuo concorrente (o avversario) è a un click di distanza. Puoi diffondere notizie false, ma chiunque può sputtanarti, in qualsiasi momento, facendo leva sulla memoria intrinseca dello strumento. Ad un certo punto, qualcuno ha fatto capire che questo non va bene. C’è troppa gente che può dire la sua e dirla in modo efficace e soprattutto essere ascoltata cosa. Non può andar bene, e allora via di bavaglino!

Rumenta, lungi da considerarsi una fonte di pensieri acuti, tantomeno un francesissimo dito nel culo del potere, aderisce comunque all’appello per garantirsi il diritto fondamentale di dire quello che vuole, quando vuole e come vuole, come ha sciaguratamente sempre fatto a sfregio delle più basilari leggi di grammatica, ortografia, buonsenso e financo perdendo la vergogna.

E chiudo ritornando al compagno camerata Fini, quello che voleva il nobel per internet...


commenti(1)
26/07/2010
____________________________________

inni irrazionali

Entro anch’io, pur tardivamente, nella querelle sull’Inno d’Italia.

L’inno di Mameli a me non ha mai fatto impazzire. sono pure più di 150 anni che aspetta di diventare ufficiale. Alla fine, per un Paese unito con la forza, in una Repubblica molto traballante, l’inno provvisorio ci sta, ci rappresenta. Mazzini lo trovava troppo orecchiabile e retorico. E come dargli torto? Lo cambiamo? E cambiamolo, ma con cosa? I leghisti si sono fissati con Va, Pensiero, il notissimo coro presente nel Nabucco di Verdi.

Altri, ben più pazienti e dotti del sottoscritto, hanno provato a spiegare che Va, Pensiero è il canto degli Ebrei prigionieri in Babilonia. Van bene tutte le metafore e le riletture che vuoi, ma quanto può rappresentare l’Italia? Oltretutto è palloso e mi perdonino i fan verdiani. Soporifero per soporifero, tanto varrebbe ripristinare l’inno dello Stato Pontificio (Noi Vogliamo Dio), non foss’altro per una ragione storica e geografica. I leghisti non si sono dichiarati i nuovi baluardi del cattolicesimo? Quindi sarebbe perfetto.

Tornando a Mameli, io sarei per istituire un esame per diventare rappresentate delle istituzioni. Poche domande ad esempio sulla costituzione, sulla storia recente d’Italia e anche sull’inno.

È noto che gli Italiani non conosco mai i versi delle canzoni che seguono il primo ritornello. Fate una prova, chiamate un vostro amico e chiedetegli di cantarvi Nel Blu Dipinto Di Blu (se facesse scena muta, chiedetegli Volare): vi dirà che da bimbo si ritrovava a volare nel cielo infinito, volare oh oh volare oh oh e poi nell’occhio gli apparirà la fissità dell’ottuso.

Lo stesso discorso vale per l’inno. Tutti conosco solo la prima strofa. Tutti, compresi i politici. Come già altri hanno fatto notare, i nostri amici verdi dovrebbero andarselo a leggere perché la parte interessante arriva proprio qui, quando si parla di Italiani che non sono un popolo e che sono stati calpestati per secoli, che unendoci sotto un’unica bandiera dalle Alpi alla Sicilia sarà tutta una Legnano, ogni tromba suonerà i Vespri, tutti i bimbi saranno Balilla (no, non c’entrano quelle vaccate di Mussolini) e tutti gli uomini Ferrucci. Si, retorico oltre la soglia dell’accettabile, aveva ragione Mazzini.

Orsù, cambiamolo quest’inno. Mi va bene. Vorrei anche provare a dare il mio contributo e suggerire un canto che è già inno e già appartiene alla nostra tradizione. Un inno all’italianità, a tutti gli aspetti più peculiari che il mondo ci riconosce. Un inno allo star insieme e alla spensieratezza. Basta cambiare una parola. Sostituire il nome di una città con Italia. All’autore, sono sicuro, andrebbe bene.

Signore e signori, la proposta di Rumenta per il nuovo inno della Repubblica Italiana:


commenti(3)
13/07/2010
____________________________________

Italia forza!

Se siete appassionati di pallone e non odiate Berlusconi... beh... questo forse vi farà cambiare idea:



Ringrazio l'ignoto autore e soprattutto l'amico Angelo.


commenti(0)
12/07/2010
____________________________________

Today, music!

Pasquale Dianomarina - I Love Soppressata


commenti(0)
10/07/2010
____________________________________

Vado a vivere in campagna?

Sono sempre stato un topo di città. In fondo, pensavo, perché tante genti dovrebbe spostarsi dalle propaggini estreme dell’impero verso la capitale se non per vivere meglio? Perché i barbari sono 1500 anni che insistono tanto per occupare Roma? Perché Napoleone e Garibaldi non si sono fatti i cazzi loro, lasciando il papa-re sul sedile ereditato dai sette re?

La mia mente semplice di ragazzino aveva elaborato la risposta più ovvia: perché la città più è grande, più è ganza. Crescendo questa convinzione è diventata dogma. In città hai tutto a portata di mano, in città hai tutti i servizi che vuoi, in città funziona tutto... cioè, in città fuori dall’Italia funziona tutto, in città in Italia non funziona bene niente, quindi se sei in Italia ma non sei in balia degli elementi come un nomade perso per le steppe della Mongolia.

Tutto il mondo esterno alle città andava bene per fare delle gite, un soggiorno breve, una ricca mangiata o una manciata di fotografie. Bello qui, ma pensa l’inverno quando pioggia e vento sferzano le finestre!

Poi invecchi, vai a lavorare. Hai i colleghi che vivono in campagna e ti sfottono perché loro sì, si godono la vita. Gli fai notare che si fanno 2-3 ore di macchina al giorno e che tu, se vuoi, vai al lavoro a piedi. Ti ribattono che loro, quando arrivano a casa, si godono il prato. Ribatti notando, con pignoleria, che loro il prato non se lo vedono, perché rincasano dopo il tramonto. Ma loro hanno la risposta pronta e ti dicono che sabato e domenica, se vogliono, stanno sbragati a 4 di spade a godersi l’aria aperta. Non fai una piega. Hai parchi immensi a pochi minuti di strada, altrimenti prendi l’autobus e in pochi minuti sei in pieno centro storico.

Nel profondo del cuore sai che menti sapendo di mentire, e sai anche che pure loro mentono spudoratamente, perché farsi 50 km in prima è roba da girone dantesco e che 2 miseri giorni sbragati sul prato non compenseranno mai tutta la merda che si respirano per 5 giorni a settimana. Che tutto il tempo che perdono in macchina lo hanno solamente buttato.

Sai anche però che i tuoi “pochi minuti” di mezzi per andarti a godere il centro città sono una chimera perché ogni spostamento (che sia in macchina o con l’autobus) può trasformarsi nel peggiore incubo possibile. Sai che respiri le peggiori nefandezze che esistano al mondo. E che lo fai tutti i giorni. E che il mandarino cinese che hai sul balcone non riuscirà mai a renderti l’aria migliore. Sai anche che vivi nel casino più totale e che per quanti strati di vetro tu metta alla finestre a svegliarti sarà sempre un BIIIIP o un “malimortaccituaedetunonno!” e mai un dolce cinguettio.

Cinguettio. Sai anche che il massimo del bucolico che potrai permetterti sarà il “cru” dei piccioni che piccionano in bilico sulla serranda della finestra (meringandoti nel frattempo la macchina).

Vivere in un centro piccolo, ma lavorare in una metropoli è demenziale, forse più che abitare direttamente in mezzo alla metropoli. Non sarebbe una via di mezzo, non sarebbe né carne, né pesce. Questa è verità, pura e sacrosanta. Però come sarebbe vivere e lavorare in un piccolo centro? Resti attaccato all’idea che sia brutto.

Se voglio, ho i negozi sotto casa, non devo prendere la macchina, io, se mi finisce la carta igienica. È vero. Ometto però che il negozio sotto casa, di solito, è più cari di un posto in paradiso.

Per cui sali in macchina macchina, ti fai 5 ore di traffico infernale, vai in un centro commerciale, fai a botte con chiunque, ti perdi nel parcheggio e torni a casa pensando a come sei caduto in bassa e giuri a te stesso che mai e poi mai ci ritornerai. Promesse da marinaio.

Ad un certo punto, ho iniziato a capire che l’unica vera marcia in più di una grande città è legata agli eventi culturali che può offrirti. Teatri, cinema, mostre, eventi, musei, concerti, rassegne, corsi di qualsiasi cosa. Ok, sono cose che ti godi più da vecchio, quando hai tempo da occupare e non paghi nemmeno, però in un centro piccolo hai tutto a scartamento molto ridotto (con le dovute eccezioni), a meno di non puntare sui talenti locali o addirittura fomentare tu un certo movimento. Ma, alla fine, quante mostre si vanno a vedere in un anno? 2? 3? Nessuna? Quanti film irrinunciabili? Quanti concerti? Quante volte al teatro? E cos’è uno spettacolo a teatro davanti a una vita più sana in un luogo fatto finalmente a tua misura? Ecco. Questo è stato l’ultimo scoglio.

La conclusione è che oggi, senza il vincolo del lavoro, io dalla città più bella del mondo me ne andrei ora. Ma proprio subito. Puff! Sbuffo di fumo. E sono... boh... da qualche parte dove ci sia un mare degno di questo nome, gente cordiale e cibo buono. Anche perché, se si deve cambiare, occorre farlo in meglio. L’alternativa è una bella pioggia di fosforo bianco sulla capitale. Mentre sono in ferie.


commenti(3)
02/07/2010
____________________________________

tedeschi

Non ero troppo piccolo, avrò avuto 11-12 anni. Era settembre, tempo di vendemmia e proprio durante una vendemmia si sono svolti i fatti che sto per narrarvi. Il luogo del misfatto è Monte Compatri, amena locali dei castelli romani, nello specifico la vigna del mio amico Gigante.

In realtà la vigna era del papà di Gigante e ogni periodo di vendemmia era usanza, per diversi amici di famiglia, partecipare alla vendemmia. Un bel pomeriggio all’aria aperta, cesoie, tanto sporco, una bella pasta aglio e olio e tante risate.

Ai bambini, categoria in cui eravamo fortunatamente ancora inseriti, non era richiesto molto, dare una mano se volevano ma, tendenzialmente, stare fuori dalle balle e creare meno problemi possibili. I bambini, normalmente, partecipavano alla vendemmia per i primi 30-60 minuti, poi, esaurita l’eccitazione per la novità, si dedicavano ad altro.

Quella volta eravamo solo in 4: Gigante, io e i due tedeschi. I tedeschi non erano davvero tali, Non avevano nulla a che fare con la Germania, non erano nemmeno biondi, alti e con gli occhi azzurri. Erano soprannominati tedeschi per il loro fastidioso ordine. Sempre precisi, bravi, educati e sostanzialmente molto pallosi. Il fatto che la madre di Gigante e la mia non facessero che lodarli ce li rendeva ancora più invisi.

Comunque sia, ci troviamo in 4 ragazzini in mezzo a una vendemmia. Stufi della vendemmia e di discorsi alti, come ad esempio la macroeconomia socialista del villaggio dei Puffi, che facciamo? Giochiamo e il gioco va avanti cresce, si nutre di sé stesso, finché i tedeschi, ispirati da qualcosa, non hanno un’idea geniale: “facciamo la guerra con l’uva!”.
A quel punto è tutto finito. Iniziamo a tirarci addosso prima gli acini, poi i grappoli interi, stufi di dover prendere la mira ci lanciamo in assalti suicidi, tutti contro tutti, con tuffi in trincea, salti e recuperi. Un divertimento senza fine. Un divertimento senza fine e igienicamente sbagliato.

Al momento della chiamata all’appello per tornare alle nostre vite, ci presentiamo lerci come solo dei cani bagnati che corrono e si rotolano nella sabbia possono diventare o, se preferite, solo come dei bambini in campagna possono ridursi.

Sorvolo sugli insulti dei rispettivi genitori, sappiate che furono maggiorati per me e Gigante perché rei di aver condotto anche i tedeschi verso la perdizione. Abbiamo anche provato una linea difensiva, solida come solo la verità può esserlo dicendo “Ma è stata una loro idea!”. Siamo stati anche chiamati bugiardi. Ricordo un viaggio di ritorno immerso in un mostruoso silenzio, seduto immobile sul sedile posteriore di una Fiat 132 avvolto, per l’occasione, in fogli di giornale.

Diverso tempo e insulti dopo, sentii la mamma di Gigante raccontare alla mia “Lo sai che alla vendemmia, l’idea di quel gioco così l’avevano avuta sul serio i tedeschi? Rumenta e Gigante non c’entravano niente... chi l’avrebbe mai detto!”.


commenti(1)
30/06/2010
____________________________________

Avventura a Venezia

Ancora una volta a spasso per Venezia con la volontà di evitare i soliti posti. In una calle a caso, veniamo apostrofati da una signora anziani:
“Andate a San Marco?”
“No.”
“Ah... perché se andate di là vi perdete e fate un giro lunghissimo... di qua fate prima”
“Bene, ma noi non stiamo andando a San Marco, ci piace perderci e vedere parti nuove della città”
“Bravi! Anzi, già che ci siete, venite a vedere il mio campo... venite... è qui dietro... c’è la casa del boia. Non c’è scritto da nessuna parte, ma è bella”

La seguiamo fino a una piazzetta carina, ma niente di più, con due palazzoni alti e scrostati oltre l’accettabile e una casetta a un piano rosa. La casetta rosa è la presunta casa del boia.

“Io abito qui” dice la signora indicando uno dei due palazzi scrostati. “Ieri c’erano due francesi che hanno detto ‘io qui non ci abiterei mai’ allora mi sono arrabbiata, perché a Venezia non puoi giudicare dall’esterno... poi voi mi sembrate bravi ragazzi... volete vedere una vera casa Veneziana? Venite su, vi faccio vedere casa mia!”

Noi l’abbiamo seguita, pensando a come affrontare gli energumeni malintenzionati che sicuramente avremmo trovato dietro la porta.

Si apre il portone, un pozzo del 1300 lì, in bella mostra di sé, nella tromba delle scale. Saliamo le scale, la signora ci apre la porta. Niente energumeni ma una casa enorme, con un salone con doppia finestra gigante con affaccio sul Canal Grande e affresco del 1200 (a detta della signora) su una parete.

E niente energumeni.


commenti(3)
14/06/2010
____________________________________

civiltà

Non è per portare sempre tutto al livello dei visceri, ma voi barattereste un ottimo piatto di lasagne, la carbonara, il prosciutto crudo, la fiorentina, la ‘nduja, la pizza, i maritozzi con la panna, la caponata o le zucchine ripiene con la civiltà?

Ci avete fatto caso? Più aumenta il grado di civiltà di una nazione più si perde il gusto di mangiare roba invitante, sana, nutriente e soprattutto assai buona al gusto e varia nei sapori.

Che ne so, Olanda e Scandinavia sono delle zone comunemente indicate come estremamente civili, dove tutti osservano le regole, pagano le tasse e si fermano al semaforo rosso... ma poi vai a vedere cos’hanno nel piatto quando si siedono a tavola e scopri che mangiano quasi esclusivamente dei pezzi informi di materia organica anfibia.

E non prendetemi come il solito italo-centrico convinto che la cucina italiana sia la più buona del mondo, perché il discorso si estende a tutto il bacino del mediterraneo. Grecia, Portogallo (che è Mediteranneo dentro), Turchia, Nord Africa e anche la Spagna... che ci prova pure a far vedere che civiltà può far rima con godersi i piaceri della vita, ma i risultati non sembrano arrivare visto che rischia di finire come la Grecia prima di noi. Fa eccezione solo la Francia. Forse perché non è un Paese esclusivamente mediterraneo o magari sarà l’acqua, ma, in effetti, la testa al re, in Europa, sono gli unici ad averla tagliata. Forse perché, sono diventati nazione prima di tanti o perché non hanno mai subito una dittatura una dittatura (come Spagna, Portogallo, Grecia e Italia) o semplicemente perché un’eccezione serve sempre.

Quindi rassegnatevi, per essere un paese civile non occorre altro che un tempo orrendo e un cibo infame (o essere francesi).

Voi fareste a cambio?


commenti(3)
03/06/2010
____________________________________

senza titolo

Ultimamente (beh, nemmeno troppo) ci sono state un po’ di notizie che mi hanno colpito.

Fresca fresca, c’è questa storia dei commando israeliani che vanno a sparare a quelli che portano aiuti umanitari ai Palestinesi. Se una cosa del genere l’avesse fatta uno stato canaglia, tipo la Corea del Nord l’avrebbero immediatamente (e condivisibilmente) nuclearizzata.
Israele, al solito, se la caverà al più sopportando per un po’ di tempo il dito di sdegno dell’occidente e qualche autobomba dall’oriente. Ma forse vogliono solo misurare l’ampiezza del loro raggio d’azione, visto che con Piombo Fuso pensavano di averla fatta grossa ma, alla fine, nessuno gliel’ha fatto pesare se non qualcuno senza voce in capitolo.

Poi ho letto di una pornostar arrestata per atti osceni. Se volete discutiamo pure del concetto di “atto osceno” ma alla fin fine una pornostella è una che campa facendo vedere la patata e insinuandosi oggetti tubiformi in materiali più o meno biocompatibili all’interno di uno o più orifizi. Insomma, diciamo che è proprio una prerogativa del suo lavoro, quella di compiere atti osceni. Un po’ come il Papa e Berlusconi sono obbligati dal loro ruolo ad abusare della credulità popolare. Anche questo è reato ma è meno divertente dell’atto osceno.
Il problema vero della pornostar è che in quel locale pare ci fossero minorenni che pare l’abbiano pure toccata (e vorrei ben vedere!), cosa ci facessero lì i due minorenni non è dato sapere. Sequestro di persona?

Diverso tempo fa ho invece letto dell’espulsione di 9 pericolosi terroristi. Bene, bravi, bis. Cioè, pur fidandosi su questa manifesta pericolosità, ma siamo proprio sicuri che l’espulsione sia proprio la soluzione migliore?
Vi faccio un esempio. Torno a casa. Vado in salotto e ci trovo una belva feroce, tipo un orso, un gorilla, un diavolo della Tasmania o un tirannosauro che ha già rotto tutto il divano. Allora mi attacco al telefono. Chiamo l’accalappia animali feroci. Lui arriva. Lo cattura col suo super retino e poi lo lascia fuori dalla porta di casa. Libero. Io non mi sentirei sicuro.

Poi c’è la manovra economica del Governo del Fare che non ci avrebbe mai messo le mani nelle tasche ché questa era prerogativa dei comunisti sempre assetati di tasse e denari e nemici della libertà e della libera iniziativa e bla bla bla.


commenti(1)
31/05/2010
____________________________________

La cacca di Black

Sono piccolo, diciamo tipo 6 anni. Sono vestito con una tuta rossa di Snoopy e un giaccone da inverno impermeabile, marroncino fuori e con pelo marrone scuro dentro. Sono con i miei amici, durante l’intervallo post pranzo a scuola. Siamo nel cortile e giochiamo ai supereroi. Il complesso giuoco consiste nel correre qua e là indossando il cappotto solamente tramite il cappuccio, in modo che svolazzi all’indietro come un mantello. Non ricordo se l’abbinamento fra tuta rossa e mantello marrone mi turbasse, ma penso proprio di no.

All’improvviso vengo assalito da un attacco di Diarrea Thriller. Lo avrete senz’altro provato tutti, una volta nella vita, dolore, sudore freddo e la lucida consapevolezza che il tempo stringe inesorabile. Corro verso i bagno, sito all’interno del gigantesco edificio, arrivo alla porta ma vengo bloccato da un raggelante pensiero: non ho la carta igienica!

La carta, a quei tempi, era gelosamente custodita all’interno dell’armadio della classe. Figuro mentalmente il lungo tragitto fatto di scale e corridoio per raggiungere l’indispensabile oggetto, mi viene anche in mente che la chiave dell’armadietto e nelle mani dell’insegnate. Capisco di non avere tempo e in quel preciso momento succede ... sì, insomma, l’avete capito. Patatrac. Tragedia. Caporetto. Infamia.

In preda al panico mi calo i calzoni, cerco di ripulire in qualche modo le mutandine e, saggiamente, decido di usare il giaccone al posto della carta. Marrone su marrone, è questa l’illuminazione a guidare i miei gesti. Torno in cortile come se niente fosse, pronto alla fase due, ovvero la pulitura del giaccone (che, ovviamente, avevo nuovamente addosso).

Lo stendo per terra, nel terriccio e nella ghiaia. Mi ci siedo sopra e lo struscio in terra. Ma ecco l’imprevisto... si avvicina un amichetto:
“Hey, torna a giocare ai supereroi!”
“No, non mi va più”
“E a cosa giochi?”

E qui il colpo di genio:
“Gioco al pic-nic!”
“...”
“Siediti qui con me”
“No, no, io torno ai supereroi”

E se ne va di corsa.

Io proseguo. Fino all’avvicinarsi di un altro bambino. Si chiamava Tommaso, aveva la mia età ma non era in classe mia. Tommaso era noto per il numero impressionante di gigantesche cicatrici che gli solcavano l’addome. Ma ancora di più era noto per farsi la cacca addosso spesso e volentieri. Ovviamente per noi cicatrici e cacca non avevano alcun collegamento. Insomma, Tommaso era un bimbo un po’ sfigato e io me lo trovo davanti che mi chiede, anche lui, “che stai facendo?”.

Riprovo con la storia del pic-nic, lui si siede vicino a me, e poi, con noncuranza, indica un pezzo di cacca attaccato al cappotto:
“Ma questa è cacca!”
“No, ma che dici!”
“Sissì, è cacca, io la riconosco!”
“Sei sicuro?”
“Si, alziamoci”
Ci alziamo e lui alza il mio cappotto.
“È pieno di cacca” dice e poi mi guarda in silenzio
“Correvo e sono caduto, forse sono caduto su una cacca!”
“Sicuramente era la cacca di Black!”

Tommaso mi serve l’assist definitivo! La cacca di Black! Black era il cane del custode. Black, per tutto l’asilo era stato il nostro ‘Uomo Nero’. L’asilo e la scuola elementare erano nello stesso stabile con il cortile condiviso. Io Black lo conoscevo bene, non ricordo che cane fosse, so sole che era enorme, nero, feroce e terrorizzante, una sorta di Cerbero. Nessuno di noi sapeva dove fosse, ma tutti lo avevamo visto e tutti sapevamo che si nutriva di bambini. La cacca di Black oltre a una scusa di ferro fungeva anche da subdola vendetta contro l’infernale quadrupede!

E allora Tommaso mi dice:
“Vieni con me, ti porto dalla bidella che ti aiuta a pulire, dobbiamo dirlo che c’è la cacca di Black, altrimenti altri bambini possono caderci dentro”. Ovviamente a quel punto i miei pensieri erano focalizzati su bambini immobilizzati nella cacca e poi sbranati nottetempo. Che subdolo animale, Black.

Tommaso però non mi porta dalla bidella, mi porta in infermeria, per mano, tranquillo tranquillo. Avvicinandoci sento la bidella pronunciare queste parole “non è possibile, era sporco da tutte le parte, c’era cacca fino a qui! Fino a qui dico!!” Siamo entrati mentre lei ripeteva “fino a qui” e lo ripeteva battendo con il taglio della mano lo stipite della porta. Ad almeno mezzo metro sopra la mia testa. Quest’ultimo dettaglio mi fece rimanere con la coscienza pulita. Nessuno avrebbe capito che ero stato io e poi c’era l’alibi della cacca di Black. Ma poi la sento dire “ma cos’è questa puzza?!” e si gira. Mi guarda. Mi guardo. Guardo Tommaso. Guardo me con la tuta di Snoopy smerdata ovunque. Riguardo Tommaso e lui, guardando la dottoressa:
“è caduto sulla cacca di Black”.

La dottoressa ha annuito e mandato via la bidella mentre questa ripeteva “Ma Black è morto due anni fa!”.

Nessuno ha avuto l’ardire di toccarmi e penso anche di rivolgermi la parola, finché non si è materializzata mia madre. Mi ha preso per mano e mi ha portato a casa. Cuore di mamma. Non ho più memoria di quel tragitto e arguisco non dev’essere stato memorabile. Ricordo però l’arrivo a casa. Mi porta in bagno. Mi mette nella vasca. E mi fa fare subito una doccia. Vestito. Con le scarpe. E la giacca.


commenti(4)
25/05/2010
____________________________________

Archivio Blog:


. . . . . . .

. . . . . . .

Blog che leggo:

A voyage to Terra Australis
Come diventare il mio cane
Francesca
Leonardo
Lobeta
L'Orizzonte degli Eventi
Secondo piano
Spinoza
Terbatas 50
THEPETUNIAS'
UnioniDiVisioni
Vietato cliccare
Lista completa dei blog
. . . . . . .

Siti con cui collaboro:

OUTune.net

Lungotevere